venerdì, 18 febbraio 2005

Certe sicurezze sulla vita sono più giuste, allegre e belle di certe sottigliezze

Giuliano Amato aveva commentato criticamente l’esposizione del punto di vista cattolico sulla procreazione assistita, espresso da monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. E ora il monsignore replica a sua volta, giudicando “sofistiche” le obiezioni dell’ex premier. Effettivamente, a leggere, tra gli argomenti di Amato, che “la circolazione provoca morti, ma non si impedisce la circolazione per evitarli”, si ha l’impressione che Sgreccia abbia colto nel segno. La circolazione è un’esigenza ineliminabile, la distruzione in laboratorio degli embrioni umani non ha la stessa irrecusabile urgenza.
Il punto centrale su cui le opinioni divergono riguarda il momento in cui inizia la vita umana. Per il prelato, come per lo scienziato Edoardo Boncinelli e mille altri, questo accade quando l’ovulo è fecondato, mentre secondo Amato lo stadio di embrione si determina solo “dopo”, anche se non precisa quando. Manipolare l’ovulo fecondato in una fase in cui non è ancora embrione, quindi, non interferirebbe con la vita. Si tratta di una materia sulla quale gli scienziati non hanno una visione univoca. D’altra parte la scienza cerca di capire come funziona il fenomeno “vita”, ma non è attrezzata a definire che cos’è. Si può sostenere che la visione cattolica, seppure descritta come antropologica e non fideistica, definisca il momento di nascita della vita in modo dogmatico. In questo caso, però, anche per un laico, il dogma appare preferibile al sofisma, in base a un principio, quello di precauzione, di cui si fa largo e talora disinvolto uso in campi assai meno cruciali di quello della vita umana. Secondo questo principio, quando non c’è certezza scientifica sulla pericolosità per l’uomo di qualche agente, è meglio evitarlo. Per questo si è legiferato contro il cosiddetto elettrosmog, che secondo la maggor parte degli scienziati semplicemente non esiste. E’ su questa base che si combattono battaglie ecologistiche contro la manipolazione genetica del mais, anche se il mais transgenico nutre da più di un decennio centinaia di milioni di persone e di animali senza che si siano constatati effetti negativi. Se la vita inizi all’atto della fecondazione, come dice “dogmaticamente” Sgreccia, o qualche ora dopo, come dice “sofisticamente” Amato, non si sa con certezza. Quel che è certo è che è moralmente e intuitivamente giusto, allegro e bello salvaguardare l’integrità della vita umana e proibirci di crearla per distruggerla, usandola come mezzo. Se questo è dogmatismo, bisognerà che il pensiero sofistico trovi nuove sottigliezze per convincere.

IL FOGLIO - Venerdì 18 Febbraio 2005

postato da: Faramir alle ore 21:31 | Permalink | commenti
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