martedì, 31 maggio 2005

Pubblico la seguente lettera di due amiche, incontrate su Internet grazie a questa campagna referendaria (qualcosa di buono l'ha fatto), anche se non condivido tutte le loro considerazioni, perché mi pare un contributo importante per comprendere la situazione. Inoltre aiuta a sfatare certi luoghi comuni molto diffusi e dimostra come, da prospettive completamente diverse, si possa convergere su determinate scelte concrete e di valori. (Gino)

Care amiche, cari amici,
siamo femministe, libertarie e di sinistra e al referendum del 12 giugno sulla legge 40 non andremo a votare.
Non ci  riconosciamo nello schieramento del Si né in quello del No e neppure nell'appello dei vescovi per l'astensione.
Vi spieghiamo le nostre ragioni, se avete voglia di leggerle, e vi passiamo alcuni links.

Con affetto,
Alessandra Di Pietro e Paola Tavella

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Siamo la prima generazione pienamente consapevole che si può essere fecondi e creativi anche senza avere figli, biologici o meno.
Siamo turbate dall'attuale offensiva politica e scientifica che esaspera il desiderio di maternità e paternità come essenza dell'essere una donna e un uomo completi.
Le tecniche di fecondazione assistita sono pesanti, invasive, grezze, ancora poco sicure e ignote nelle conseguenze, (
http://www.italialaica.it/cgi-bin/news/view.pl?id=004342), consegnano la procreazione nelle mani della tecnica e la sottraggono nei fatti, nel simbolico e nell'immaginario, al potere femminile che la governa con amore e saggezza fin dagli inizi del mondo.
Veniamo indotti a credere che i medici e gli scienziati siano sempre alleati benevoli del nostro desiderio e possano cancellare rischi, paure e malattie, ma l'esperienza su sessualità, contraccezione, parto e aborto ci ha insegnato che così non è. Medici e scienziati fanno di solito i loro interessi, non solo i nostri, e la procreazione medicalmente assistita è una potente chiave emotiva di un'operazione di marketing per far apparire le applicazioni dell'enorme business biotech soltanto un vantaggio e un progresso per l'umanità (
http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/r/rifkin.htm) e (http://italia.attac.org/spip/article.php3?id_article=132)
Non siamo contrarie alle biotecnologie per principio e ci serviamo dei progressi che dobbiamo alla scienza, ma siamo diffidenti, caute e interessate a mantenere desto il nostro spirito critico, soprattutto perché è sulle donne e sulle sorti delle generazioni future che avviene la prima sperimentazione di massa del biotech sugli umani. Di questa diffidenza, di questa cautela, dell'esperienza critica del femminismo e dell'ambientalismo che riguarda corpi e scienza, salute e medicina, non c'è invece spazio nella campagna referendaria per il Si. Ma, a proposito di salute, basta spostare di poco l'attenzione dallo scontro elettorale, e magari dare una telefonata all'Istituto superiore di sanità, per scoprire che l'infertilità maschile e femminile è in crescita esponenziale, ma a nessuno - né ai legislatori né ai referendari - sembra importante intervenire sulle sue cause, che sono inquinamento, stress, problemi psicologici, lavori a rischio, malattie trasmesse per vie sessuale, sulla prevenzione, e sulle cure, che hanno alte possibilità di successo ma per le quali non ci sono investimenti di attenzione né di risorse pubbliche.
Noi contestiamo questa logica totalmente allopatica, che cura i sintomi e ne perpetua le radici, che divide l'essere umano in pezzi, che lo riduce a puro corpo malato. Non possiamo fare a meno di riflettere sul dato che dice che dal punto di vista strettamente medico l'infertilità è, fra il 14 e il 20%, sine causa. (
http://www.cecos.it/info_sterilita.php#DIMENSIONI%20DELLA%20STERILITA%20IN)
Pensiamo che l'uso della procreazione medicalmente assistita non vada banalizzato. Siamo preoccupate e sbalordite che la campagna referendaria abbia trasformato le mere condizioni di accesso a una tecnica in una "battaglia di civiltà e di libertà per le donne", e addirittura in un baluardo dell'autodeteminazione. Eppure noi c'eravamo quando il movimento delle donne, dopo Chernobyl e quando nacque Louise Brown, la prima bambina in provetta, si poneva con inquietudine le domande che ancora poniamo noi. Dove è finita questa riflessione?  E dov'è l'autodeterminazione se la pressione culturale che spinge verso la maternità tecnologica e l'affidamento acritico alla scienza è così forte, così avara di conoscenza e di informazione? Come mai non leggiamo sui giornali di sinistra che Vandana Shiva, Naomi Klein, le organizzazioni femministe e non solo nei Paesi Terzi, gran parte dei no global hanno posizioni durissime e diffidenti nei confronti delle tecniche di fecondazione assistita e di manipolazione degli embrioni?(
http://www.impegnoreferendum.it/NR/exeres/AF599094-B02A-4095-A525-FD5EA5862970.htm)
Non riusciamo a capire per quale ragione essere contrari alla manipolazione genetica del mais o dei pomodori e non a quella degli esseri umani.

Chiesa e scienziati si contendono l'embrione. Gli uni dicono che è di Dio, gli altri lo reclamano perché per la prima volta nella storia dell'umanità il mistero dell'inizio della vita, che è sempre stato celato agli sguardi e nascosto dentro di noi, può essere osservato, studiato, manipolato, clonato.
Su questo argomento molti, uomini e donne, sono a disagio, e non riescono a trovare una misura. Abbiamo sentito alcune/i dire che l'embrione è un grumo di cellule, altre/i sostenere che è già un bambino. Entrambe le tonalità emotive hanno il sapore della rimozione, dell'imbarazzo, dell'angoscia. Noi non intendiamo schierarci sulla natura dell'embrione dal punto di vista scientifico o spirituale, ma sappiamo che è sempre stato delle donne in virtù di una relazione carnale e non metafisica. Abbiamo deciso dalla notte dei tempi se farlo crescere o sbarazzarcene, se accoglierlo o respingerlo, se amarlo o detestarlo, e ci siamo comportate con saggezza, altrimenti nessuno di noi sarebbe qui a discuterne. Della nascita della vita noi, le donne, sappiamo più di chiunque. Come mai oggi, improvvisamente, non ci interessa la sorte degli embrioni? Siamo così ferme nel non volerli lasciare in custodia ai preti, ma ci sentiamo davvero tranquille nel permettere agli scienziati di scassinarli? I preti vogliono salvare le anime, gli scienziati ci raccontano di agire per il bene dell'umanità, ma sul bene dell'umanità lasceremo il monopolio a chi già fa crescere orecchie umane sui topi da laboratorio? (
http://www.bairo.info/Pag29.html)
Forse dovremmo dirci che la relazione con i misteriosi embrioni è titolarità della madre e di nessun altro, anche quando accetta che vengano prodotti fuori dal suo corpo, e partire da questa semplice verità per discutere.
Su questo punto però navighiamo nelle incertezze del mare aperto. Perché se abbiamo esperienza di gravidanza e di aborto, non ne abbiamo di procreazione medicalmente assistita. E' un territorio nuovo e inesplorato, minato e inquinato, quasi del tutto fuori dal nostro controllo. Che cosa sentiamo nei confronti dell'embrione? Che cosa dicono quelle che ne hanno prodotti, impiantati, congelati, conservati altrove? Abbiamo bisogno di ascoltare e di parlare, o altri lo faranno al nostro posto.
Ci sembra che questa riflessione sia coerente e niente affatto antagonista  con quello che pensiamo a proposito dell'aborto, su cui siamo state e saremo sempre militanti pro choice. Molte sono preoccupate che la soggettività dell'embrione introdotta dalla legge 40 metta in dubbio la nostra libertà, e anche noi lo siamo. Eppure, mentre sentiamo che sulla legge 194 - nonostante le perfidie e i tranelli della destra e del fondamentalismo cattolico - è stata chiarita la relazione carnale e di libero arbitrio della donna sul frutto del concepimento, oggi avvertiamo che la minaccia alla nostra libertà e alla nostra umanità si è spostata più avanti, sulle frontiere del biotech, là dove l'embrione è fuori di noi e quindi lo si dichiara non nostro, aprendo una gara per la sua custodia. Se è vero che si spalanca uno scenario inevitabile e destinato a trasformare il modo di pensare alla vita e alla sua creazione, questo ci riguarda per prime. La scienza deve fare i conti con la nostra etica del limite, con la nostra sapienza sulla maternità e sul rifiuto o l'indifferenza verso la maternità.

Cautele, dunque, e limiti, e una libera, ampia discussione, e pieno accesso alle informazioni, questo è quello che vogliamo. Vogliamo sapere quali conseguenze devono aspettarsi le donne sottoposte a pesanti stimolazioni ormonali, e che cosa succede alle coppie che affrontano questo percorso con successo o meno. Siamo preoccupate della salute fisica e psicologica dei bambini nati in provetta, rispetto alla quale non ci bastano le generiche assicurazioni di benessere che vengono dai medici che praticano la Pma, ma sono smentite da altri.

Se avessimo il potere di farlo, imporremmo una moratoria. E la nostra astensione chiede questo, non ci interessa con chi ci accompagniamo.
Si potrebbe obiettare che se i divieti della legge 40 venissero abrogati la discussione riprenderebbe su altre basi. Purtroppo non ci crediamo. Le argomentazioni dei referendari ci sono sembrate disoneste, ipocrite, e talvolta perfino manovrate dal potere economico, scientifico e tecnologico. Abbiamo aspettato che donne autorevoli dei partiti referendari, donne che stimiamo, di cui ci siamo fidate in più occasioni, esprimessero dubbi, offrissero tavoli di discussione, si sottraessero alle contrapposizioni ideologiche fra laici e cattolici e trovassero il coraggio di soluzioni controcorrente. Forse era una pretesa esagerata, ma l'abbiamo nutrita.
Così ci rassegniamo temporaneamente alla legge 40 perché, sia pure attraverso un percorso che non condividiamo, è cauta quanto noi siamo caute e limita pratiche che ci inquietano.
(
http://www.parlamento.it/parlam/leggi/04040l.htm)
In tutto il mondo le leggi bioetiche vengono costantemente riviste, aggiornate, riscritte, discusse da capo, perché i cambiamenti sono molto veloci. Succederà anche in Italia, e speriamo che per quel giorno in campo non ci siano slogan ma opinioni libere e informate.

Si dirà che potremmo votare No, e lo abbiamo preso seriamente in considerazione, ma non ce la sentiamo di difendere attivamente con il voto la legge 40 perché mette al centro la tutela dell'embrione e non quella delle donne, considerando l'uno un soggetto autonomo dall'altra, una strada non praticabile. Abrogare la soggettività del concepito ci interessava molto, e avremmo voluto poterlo fare, ma dopo aver letto il testo dei quesiti referendari abbiamo scoperto con grandissima rabbia che il terzo quesito, pubblicizzato come quello "in difesa dell'autodeterminazione della donna", abroga anche il divieto della diagnosi preimpianto, che a noi invece ad oggi preme mantenere. ((http://www.fiom.cgil.it/eventi/2005/ref_si/4_quesiti.htm)

Non ci piace la legge 40 perché stanzia fondi ridicoli e insufficienti su prevenzione e cura dell'infertilità, pone ipocritamente l'adozione come alternativa preferibile alle tecniche di Pma.
Non ci piace, infine, perché è segnata dal pessimo clima ideologico che l'ha prodotta. Siamo due convinte libertarie che avrebbero preferito un regolamento semplice, flessibile, rivedibile, realistico e di basso profilo, che diminuisse l'enfasi su queste tecniche senza venderle come una panacea e come un diritto sul quale misurare la libertà delle donne.

Ci preme dire con chiarezza che giudichiamo l'informazione sui quesiti un inganno: è una materia complessa, spinosa e difficile su cui, invece di creare consapevolezza, si è fatta propaganda. Da una parte e dall'altra si vuol vincere, non ragionare, discutere, capire. Dov'è la "battaglia di civiltà", se è basata su un imbroglio e fa leva sulle paure e sulle debolezze delle persone?
La controinformazione è stata il nostro mestiere per tanti anni. Siamo giornaliste, veniamo l'una da "Noidonne" e "Avvenimenti" e l'altra da "il manifesto". In questi mesi abbiamo letto, navigato in rete e siamo andate a caccia di quello che non viene proposto dai media ufficiali, abbiamo parlato con moltissime donne. E abbiamo avuto la possibilità di farci un'opinione libera, informata e critica.

Vi proponiamo quindi alcune pillole di controinformazione, oltre ai links da consultare direttamente, se ne avete voglia e tempo.

"La legge 40 impone tecniche lesive della salute e della dignità della donna, perché la produzione e il contemporaneo impianto di tre embrioni espone la donna a ripetere i cicli di stimolazione".
 La legge 40 infatti, impone di creare solo gli embrioni che si intende impiantare ed è ormai sconsigliato dalla pratica medica impiantarne più di tre alla volta, tanto che anche la legge Zapatero riconosce lo stesso limite di impianto per proteggere le donne da gravidanze plurigemellari. Molti medici ritengono inoltre che sia meglio sottoporre le donne a più cicli di stimolazione a basso dosaggio piuttosto che a un solo bombardamento a dosaggi molto alti, che può essere molto pesante, per produrre più ovuli possibile e poi congelare gli embrioni eccedenti e averli disponibili per successivi impianti. Secondo le stime della "National Summary and Fertility clinic reports" (US Departement of Healt and human service), per ogni trasferimento in utero si ha il 31,3%  di probabilità di nascita quando  si utilizzano embrioni non congelati,  quando si trasferiscono cioè immediatamente.  Se invece si utilizzano gli embrioni congelati  la percentuale scende al 17,6% . La discussione, quindi, verte sull'opportunità o meno di applicare alcuni protocolli medici, e il secondo e il terzo quesito referendario - quasi uguali e ai limiti della incomprensibilità - si potrebbero tradurre così: "Siete favorevoli ad eliminare il divieto presente nella legge 40 di crioconservare (congelare) gli embrioni in modo da non dover ripetere i cicli di stimolazione ormonale necessari a produrre gli ovuli da fecondare?". Va inoltre detto che alcuni operatori delle Pma lavorano ormai anche sulla crioconservazione degli ovuli e non degli embrioni, tecnica che ha dato risultati incoraggianti. Ma - e qui sta il punto che ci turba - i ginecologi impegnati sul fronte abolizionista  sono tutti favorevoli al congelamento degli embrioni, mentre i pionieri (e sono soprattutto pioniere, in verità) del congelamento degli ovuli sono dall'altra parte insieme ad altri genetisti e scienziati che lavorano sulla Pma ma in un'altra ottica. Perché chiedere ai cittadini di pronunciarsi sulla bontà o meno di una singola tecnica come se fosse un problema giuridico o morale, mentre in realtà la guerra in corso è fra lobbies scientifiche e economiche contrastanti?

"Le donne saranno costrette a farsi impiantare gli embrioni anche se malati".
Non è vero. Le linee guida di applicazione della legge 40 specificano che, nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione, nessun atto invasivo è permesso senza il consenso dell'interessata.
(
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/procreazione_linee_guida/decreto.html)

"La legge 40 vieta la diagnosi preimpianto sugli embrioni, che permette di scoprire se l'embrione sia portatore di malattie genetiche".
La diagnosi preimpianto consiste nel prelievo (rischioso) di una cellula dall'embrione per analizzare la presenza di alcune malattie e scartare gli embrioni portatori. È una tecnica ancora imprecisa (il margine di errore del tre per cento costringe comunque ad una successiva amniocentesi), potrebbe funzionare solo in pochi casi di malattie monogeniche e non tiene conto di una elementare osservazione: molti di noi sono portatori di malattie che non si sviluppano nel corso della nostra vita perché anche i fattori ambientali hanno la loro importanza. Jacques Testart, uno scienziato francese molto progressista che pratica la fecondazione assistita, respinge anche la selezione embrionale sulla base della presenza di un solo gene, perché nulla sappiamo delle sue combinazioni con gli altri geni. E porta un esempio: nelle grandi pestilenze che in passato hanno afflitto l'umanità - e oggi nel caso dell'Aids - c'è una fetta di popolazione che rimane immune dalla malattia proprio perché portatrice di una mutazione genetica che la preserva. Con una diagnosi preimpianto gli embrioni portatori di un gene modificato sarebbero eliminati, impedendo alla natura di creare una riserva di persone resistenti alla malattia.
A noi sembra che la diagnosi preimpianto rischi di portarci verso  un'eugenetica che non si basa più sulla selezione dei tratti somatici (che comunque già avviene in paesi in cui è legale, come gli Stati Uniti) ma su un presunto criterio di salute ottimale e arbitrariamente deciso sulla base delle attuali conoscenze che domani potrebbero essere smentite proprio dal progresso scientifico. Anche in questo caso invochiamo cautela e vogliamo mettere al bando le illusioni di avere un figlio perfetto. Il rischio è insito nella vita e nel dare la vita, le donne lo sanno. E' giusto fare prevenzione, ma è una follia far credere che la scienza possa controllare l'incontrollabile e che a questo scopo sia giusto pagare qualunque prezzo.
Più studiamo questo argomento e più ci rendiamo conto che diagnosi preimpianto  è un terreno molto complicato dal punto di vista scientifico e etico, che sarebbe opportuno affrontare presa di coscienza dei vantaggi e degli svantaggi.

"La legge 40 proibisce la ricerca sulle cellule staminali embrionali e blocca l'avanzamento di importanti ricerche per la cura di gravi malattie".
Questa argomentazione ci indigna più di altre perché i cittadini vengono convinti che per ragioni misteriose la legge in vigore sbarri la strada alla cura certa e immediata di malattie come il diabete, il morbo di Parkinson e l'Alzehimer, diffuse e temute. Ma non è vero. Finora tutte le sperimentazioni con cellule staminali embrionali sugli animali hanno dato esiti negativi, eppure la sperimentazione viene già fatta sulla natura umana. A tuttoggi non esiste nessun protocollo di cura con cellule staminali embrionali e anche i fan più accaniti ammettono che è un traguardo incerto e molto lontano. (
http://www.lucacoscioni.it/node/2486) . Ci chiediamo allora perché destinare fondi e personale di lavoro su una ricerca rischiosa e ancora agli inizi distraendoli da filoni già avviati. Cure con le staminali adulte sono già praticate - esistono 58 protocolli di cura - e proprio l'Italia ha ricercatori brillanti e internazionalmente riconosciuti in questo campo, tanto che la comunità scientifica stessa non è affatto compatta sui miracoli che vengono attribuiti alle staminali embrionali. (http://www.ecologiasociale.org/pg/biotecnologie_home.html). Noi ci diciamo che l'embrione non sarà un soggetto separato dalla madre, ma indubbiamente è un potenziale di vita. Non è meglio, dunque, applicare un principio di precauzione e rispetto piuttosto che lasciare ad eventuali dottor Stranamore le briglie sul collo? Secondo noi sì.

"La legge 40 vieta la fecondazione eterologa , ma i genitori sono coloro che crescono i figli e non chi fornisce il materiale biologico".
Non ci interessa la tutela della famiglia patriarcale né di quella biologica come  vorrebbero i cattolici contrari all'eterologa. Ci piacciono tutte le combinazioni familiari, comprese quelle omosex. Ma siamo colpite dal fatto che quando si parla di eterologa la scena è dominata dallo sperma, mentre nessuno o quasi nomina la donazione di ovuli, che pure è la parte più complicata. Per donare gli ovuli bisogna fare apposite stimolazioni e un intervento ad hoc per asportarli. Proprio la maggiore complicazione fisica espone le più povere delle terra a diventare serbatoio di ovuli. Esiste già un fiorente mercato, alimentato non solo dalle coppie sterili ma anche dalla scienza, che ha bisogno di un numero enorme di ovuli per le sperimentazioni.
Siamo inoltre fermamente contrarie all'anonimato del donatore di materiale biologico e l'esperienza della liberale Inghilterra dovrebbe insegnare qualcosa (da aprile, al compimento del 18 anno è possibile conoscere il proprio genitore biologico). Anche chi è adottato può non sapere delle sue origini ma nessuna legge gli impedisce di andarle a cercare. In Svezia l'eterologa è stata vietata di recente per ragioni molto laiche: il numero di separazioni tra chi l'aveva fatta erano il doppio che nelle altre coppie. Anche gli psicanalisti avvertono: l'ordine simbolico familiare è profondamente modificato e ricomporlo non è una faccenda risolvibile solo nelle relazioni private.
E poi l'esperienza omosessuale di un desiderio di paternità e maternità, spesso citata come argomentazione progressista a favore della liberalizzazione delle tecniche di Pma, è molto più complessa e interessante di quanto si creda. Molti e molte non si arrendono alla soluzione scientifica che viene loro proposta come unica possibilità, ma cercano altre vie. Conosciamo maschi gay che hanno stipulato in amicizia accordi con femmine gay, e hanno concepito figli a letto o con i kit fai-da-te, in modo che i bambini nascessero per vie naturali e sapendo chi sono i loro genitori. Un amico gay americano che desiderava un figlio ci ha raccontato che, di fronte al medico che gli proponeva di comperare un ovulo da una donna colombiana, fecondarlo con il suo sperma, reimpiantare l'embrione dentro la donatrice pagandola come utero in affitto, ha pensato: "Preferisco di gran lunga andare a letto con una mia amica e avere un bambino con lei", e così ha fatto.

Con questo scritto non vogliamo convincere nessuno a fare come noi ma testimoniare una passione politica e una posizione femminista, di minoranza, che non ha voce. Ci piacerebbe seminare qualche dubbio, ma soprattutto il desiderio di chiudere le orecchie alla propaganda del capitalismo biotech che ha incantato anche la sinistra e di cercare, indagare, riflettere, parlare con le altre. In questi mesi abbiamo fatto una curiosa esperienza. Basta nominare questo argomento per essere subissate di domande. Tante donne e tanti uomini sentono che quel che la propaganda dice non è vero, che c'è di più e che la faccenda è di importanza cruciale. Lo sanno con il corpo, madri o non madri, padri o non padri che siano. 

postato da: Faramir alle ore 10:34 | Permalink | commenti (15)
Commenti
#1   31 Maggio 2005 - 11:24
 
è consolatorio vedere che c'è qualcuno che pensa con la propria testa e che riesce ad anteporre la propria morale ad incoscenti interessi di partito.
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#2   31 Maggio 2005 - 13:37
 
Gino, ti ho linkato sul mio blog.
Ho visto che mi hai seguito su lucacoscioni.it. ehehe

ciao
Angelo
utente anonimo

#3   31 Maggio 2005 - 13:56
 
ho linkato il post
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#4   31 Maggio 2005 - 14:43
 
Ciao Gino,
non dirmi che non ti mancavo...

comunque, un dubbio: ma la signora Alessandra Di Pietro è la stessa giornalista che ho letto sul Foglio di Ferrara?

No? Non lo sapevi?
Si? Ma l'hai citata, così, in semplicità, come si cita un'amica incontrata su Internet?

Ecco, se per caso è proprio lei, allora mi preme metterti in guardia (ti anticipo: nulla di grave comunque, anzi...).

Ti volevo segnalare come il 12 Aprile di quest'anno (anno domini 2005, per essere precisi), quindi non più un mesetto e mezzo addietro, ho avuto l'opportunità di leggere un interessantissimo (veramente) articolo sulla FIV pubblicato sul sopra citato quotidiano (il Foglio di Ferrara, insomma).
L'articolo, in seconda pagina (registratevi gratis e leggetevelo in PDF http://www.ilfoglio.it/archivio.php?Azione=Cerca&yearI=2005&monthI=04&dayI=12) iniziava con uno scoppiettante

"Sono di sinistra e non schiodo. Voterò al referendum sulla legge 40 ma metterò lo stesso qualche No. Potendo, abrogherei per intero, come chiedevano i Radicali... "

lo stesso articolo continua inoltre con:

"Se in questi referendum vincerà l'astensione, la legge diventerà intoccabile e a poco servirà dire che non c'è stato un esplicito consenso popolare: l'astensione potrà essere letta come la legittimazione del lavoro parlamentare. Se vinceranno i Sì, le norme andranno riscritte per tenere conto di ciò che dice il paese..."

Ma adesso viene ciò che mi perplime: l'articolo era firmato da una certa Alessandra di Pietro e tu, nemmeno due mesetti dopo, hai riportato 'sto nome alla mia memoria.

Ecco ti volevo dire tutto ciò perché, fatta salva naturalmente la possibilità di cambiare idea (che denota di solito un'intelligenza non comune), schiodo o non schiodo, mobile qual piuma al vento, se muta ancora d'accento, nelle prossime due settimane, ci ritroviamo tutti con un terzo articolo a cercar di raccapezzarci qualcosa...

Se invece le signore Di Pietro sono due (e distinte) mi scuso con ognuna di loro per aver anche solo franinteso due posizioni a tratti simili ma comunque fondamentalmente separate dai definitivi dettagli dell'astensione e del voto.

Un saluto.

Kerub

P.S. (ma non mi levare la possibilità di commentare anche da questo blog, ti prego...)
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#5   31 Maggio 2005 - 16:02
 
"è consolatorio vedere che c'è qualcuno che pensa con la propria testa e che riesce ad anteporre la propria morale ad incoscenti interessi di partito."

Non è consolatorio vedere che qualcuno riesce anteporre la propria morale a tutto lo stato italiano.

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#6   31 Maggio 2005 - 22:10
 
Bugiardone. Voi siete femministe come Berlusconi è comunista.

Filter
utente anonimo

#7   01 Giugno 2005 - 08:42
 
Ciao Filter,

l'hai letto anche tu l'articolo sul Foglio che segnalo due commenti indietro?

che impressione ne hai avuta?

e Gino? Dov'è?
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#8   01 Giugno 2005 - 09:27
 
Ben ritrovati a Kerub, Filter e Butirro.

Kerub, ti ricordi bene: tale Alessandra Di Pietro collabora saltuariamente anche con il Foglio. Avevamo anche scambiato qualche commento su Gino (è in questo modo che ci siamo conosciuti e siamo diventati amici "virtuali").

E' vero che inizialmente pensava di votare qualche sì e qualche no, ma come hai detto anche tu solo gli stupidi non cambiano mai idea.

Ma il bello è che non sono state le mie povere argomentazioni a farle cambiare idea, ma la sguaiata propaganda dei referendari (di cui Butirro e Filter ci hanno qui dato un rapido sunto) supportata dallo schieramento quasi compatto (da "pensiero unico" totalitario) dei principali quotidiani e periodici italiani.

Se poi tu speri che "come piuma al vento", Alessandra possa ancora cambiare idea, che vuoi che ti dica?
"Chi vive sperando..." ;-)
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#9   01 Giugno 2005 - 09:31
 
Ah, Kerub, sfoga pure qui la tua verve commentatoria, ma non ti aspettare risposte rapide e omnicomprensive, che ho troppe cose da fare.

Faccio affidamento alla buona educazione dei visitatori.
Spero di non dover cancellare commenti volgari e/o stupidi.
ciao

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#10   01 Giugno 2005 - 09:54
 
non ti preoccupare Gino.
però... che peccato... mi ero già fatto convincere dal primo articolo della Di Pietro...

e 'mo cosa faccio? cambio idea anch'io?
mi sa che non son così intelligente da riuscirci in sole due settimane...

com'è che si dice?
schiodo o non schiodo...
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#11   01 Giugno 2005 - 12:18
 
Ho commentato questo capolavoro di spirito critico sul mio blog. (Il commento è un po' lunghetto, perciò non lo metto qua: mi sembrava la giusta punizione per avermi fatto leggere una roba simile!)
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#12   01 Giugno 2005 - 12:47
 
Kerub: chiodo scaccia chiodo. ;-)
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#13   02 Giugno 2005 - 10:48
 
Finalmente una voce desiderosa e capace di argomentare opinioni lontane dall'indecoroso inquadramento politico-partitico di questi ultimi tempi. E finalmente, condivisibile o meno poco importa, un tentativo per rompere questo vizio italico di trasformare ogni occasione di confronto in rigidi schieramenti da stadio di calcio. Insomma, i miei complimenti ad Alessandra e Paola. Davvero.

MassimoSdC
utente anonimo

#14   21 Febbraio 2006 - 15:07
 
Carissimi,
questa discussione è un pò datata ma la riaccendo dopo aver letto l’articolo pubblicato su Io Donna N°8 Febbraio ’06 “femministe contro la provetta e proprio a loro mi rivolgo ( e a coloro che hanno condiviso e continuano a condividere le loro opinioni...)
Care Paola e Ale ,
femministe contro la provetta ,
Mi chiamo Francesca , ho 25 anni.
Forse sono troppo giovane per capire la storica dicotomia femminismo – meraviglie biotech , me ne scuso e per questo mi limiterò a riflettere sulle affermazioni rilasciate nell’intervista in questione.
Mi presento:sono una giovane donna , forte , esuberante , che ama ed è amata, equilibrata , serena , sono una professionista appassionata e sono sterile.
…E sono perplessa nel sentirvi consigliare che per affrontare il non poter avere figli dovrei adottare ( e fin qui tutto bene ,scelta bellissima) e poi , opzioni 2 ,3 ,4 : godersi i nipoti (Ops!!! Io e il mio compagno siamo figli unici!?) , viaggiare e praticare le mie passioni.
Volete dire che i vostri figli equivalgono ad un viaggio in Polinesia?
Sono sconcertata dalla banalità con cui trattate le alternativa alla sterilità:si potrebbero far figli prima ( ammessa la disponibilità dei nostri uomini reticenti alla paternità ) , bel consiglio, ma le donne hanno il diritto di scegliere, di essere libere di studiare, viaggiare, crescere e poi decidere se e quando essere madri?…tutto questo è troppo biotech?
Il nostro svantaggio è che l’orologio biologico corre insieme ai nostri anni di studio, carriera , alle ambizioni e ai sogni ma come si fa a dire alle giovani donne che scrutano con curiosità e desiderio il mondo :” fermati in tempo, dopo i 30 anni la tua fertilità decresce esponenzialmente…Fermati!” Però se un giorno una donna che vuole diventare madre non ci riesce le si può dire:”consolati:ci sono ancora le agenzie di viaggio!?”
Mi fa rabbrividire il fatto che leggendovi si evince che per voi le donne non sappiano decidere.
Le donne che devono pensare alle alternative , se non possono avere figli , sanno che la PMA non è l’unica possibilità e non sono sole a decidere,infatti nel vostro discorso manca un elemento fondamentale:la PMA, l’adozione , la rinuncia sono spesso scelte di coppia.
E queste coppie sono spesso preoccupate , impaurite e vivono questo percorso di nascosto, nella frustrazione perché la gente è indotta a pensare che la PMA sia un rito magico , una cosa che va al di là del bene e del male , una fissa…una scelta d’egoismo.
Ma così non è , ed io non ho parole per descrivervi come ci si sente .
Le probabilità di concepire con la PMA sono poche e ci sono dei rischi.
Ma i rischi ci sono anche per chi concepisce naturalmente e la gravidanza si complica.
Voi affermate che si incomincia a credere che i nati in provetta siano maggiormente affetti da alcuna patologie. Molti di questi studi , però , paragonano l’incidenza di certe malattie nei bimbi concepiti grazie alla PMA ( quindi in donne che hanno spesso più di 35 anni ) a tutti i bimbi nati senza PMA. Se però i risultati vengono letti paragonando i dati in base all’età delle coppie si vedrebbe che il rischio è sovrapponibile, cioè aumenta con l’età indipendentemente dalla PMA.
Vi dicevo che, anche se non posso avere figli, vivo le mie passioni e una di queste è il mio lavoro: sono un medico ed ho scelto questo lavoro perché secondo me il valore della medicina sta nel fatto che è in grado di mettere la natura nelle condizioni migliori per fare il suo corso, equilibrato e sano .
Credo, quindi, in una medicina non presuntuosa ed arrogante ma in quella scienza in grado di aiutare l’uomo ad affrontare tutti gli eventi avversi contro cui si può scontrare .
Come l’infertilità.
Quindi trovo pazzesco che possiate pensare che la sterilità sia una forma di selezione naturale:ci sono donne e uomini che non riescono a concepire a causa di terapie, incidenti e ovviamente malattie o destino…
Dunque è meglio astenersi dall’aiutare queste persone a far il loro percorso di genitorialità perché contro natura?
Banalmente vi chiedo se è contro natura curare i tumori , fare ricerca , studiare sperimentare … tutto questo bypassa una selezione naturale?
E’ ovvio che non si può riprodurre quel perfetto meccanismo naturale che determina la fusione dei due gameti …
Tante cose che la medicina fa ,cose che hanno determinato il progresso e il miglioramento della salute, non riescono a riprodurre alla perfezione la fisiologia umana ma i risultati sono sorprendenti e si riassumono in una parola , indipendentemente dal campo di applicazione : vita!
Vi dovreste vergognare del sollievo provato per il fallimento del referendum.
Vi do però ragione:non è tutta colpa dei preti, anche se l’astensionismo benedetto ha fatto del suo…
Credo che la critica deve essere fondata sulla conoscenza ma la conoscenza costa fatica e perciò è stato facile scegliere la via più semplice ( mi riferisco agli astensionisti pigri ) , senza sforzarsi di capire, si è scelto di fregarsene, di astenersi.
Troppo complicati e strumentalizzati i dibattiti.
Troppa confusione.
Risultato:alcune delle coppie di astensionisti che dopo il referendum si sono imbattute nel problema adesso si chiedono come sia possibile che ci siano tutti questi divieti, questi problemi…
La diffidenza è stata creata da persone come voi, che hanno giudicato e non hanno riflettuto sul dolore che accompagna le coppie sterili nel loro percorso di accettazione, sull’amore profondo e istintivo che porta queste coppie a scegliere la “medicalizzazione” dell’atto più naturale che esista.
E di amore , coraggio , forza , perseveranza , unione ce ne deve essere in queste coppie per affrontare tutto ciò: indipendentemente che il risultato sia PMA , adozione o rinuncia .
Ma in tutto questo le donne sanno scegliere , sanno autodeterminarsi e chi si accanisce forse è perché ha conosciuto donne come voi che dicono che l’affermazione della femminilità non è essere madri ma lo dicono avendo partorito dei figli e suggeriscono le alternative più “giuste” giudicando le altre ( sarà per questo che avete perso molte amiche?)
Aggiungo che, le donne e gli uomini che donano ovuli e spermatozoi , ricevono di certo un rimborso , ma non credo che vestano i panni degli sfruttati e dei costretti…e credo che sia sbagliato dipingere queste donne come delle povere martiri sfruttate e spremute…esiste il libero arbitrio e credo che le donne lo sappiano usare…
Inoltre sono stufa di veder accostare la PMA ad un vezzo , un’alternativa che si sceglie così…in genere è la fine di un percorso che non banalizzerei…la PMA non serve a fare bambini belli e perfetti.
Per voi l’eugenetica equivale ad una cultura dell’intolleranza , di non accoglienza , di ripugnanza verso l’imperfezione e la malattia .
Siamo tutti bravi a dare le pacche sulle spalle a quei genitori che condividono quotidianamente le sofferenze e le difficoltà dei loro figli…io invece vorrei poter curare quei figli già nati grazie alla ricerca (staminali embrionali comprese) e vorrei poter lasciare libera la coppia di decidere di avere un figlio sano , che ovviamente potrà ammalarsi ma anche in questo caso io vorrei essere libera di capire come curare ( e come eventualmente lasciar morire , ma questo è un altro discorso ancora più complesso ).
Concludo che le donne non si affermano come tali quando partoriscono , siamo d’accordo eppure è così triste vedere che proprio voi che avete partorito ( e che forse avete smesso di viaggiare , di appassionarvi al mondo ) date questa idea…
Le donne che con i loro uomini ( che per altro non mi sembrano così disorientati in fatto di paternità) non sono vittime del femminismo dimostrato col pancione. Sono donne che cercano l’alternativa più giusta per vivere nel modo più naturale il dono della maternità affrontando tutte le difficoltà psicofisiche del caso…e c’è chi si accanisce , per qualcuna diventa un chiodo fisso , un’ossessione ma se la gente e le altre donne come voi la smettessero di giudicare e suggerire di viaggiare anziché mettere al mondo un figlio…forse queste donne potrebbero vivere e affrontare le alternative in modo più sereno!
Io sono giovane , sterile , confusa( perché io e il mio compagno non sappiamo ancora se il nostro bambino sarà adottato , donato dalla PMA o se faremo entrambe le cose ma comunque sarà ,sarà bellissimo e noi non smetteremo né di viaggiare , né di appassionarci al mondo , perché sembrerebbe che queste cose non sono compatibili con i figli …per voi è così?) e mi sento molto donna , femminile al 100% perché in quanto tale amo e rispetto tutte le scelte che hanno come fine ultimo l’amore.
Fra




utente anonimo

#15   25 Maggio 2007 - 15:33
 
Il popolare giornalista candidato con la lista “Italia dei Valori”

Antonello De Pierro a Ladispoli

Nella cittadina litoranea laziale tanti applausi e consensi per il
direttore di Italymedia.it che ha chiesto a tutti i presenti “di riflettere secondo coscienza sul programma del partito e, per tutelare realmente i diritti di tutti, sostenere “Italia dei Valori”


Ladispoli (RM). Grande successo, come da copione, l’altra sera a Ladispoli, nei pressi di Roma, per l’incontro avuto dal noto giornalista Antonello De Pierro con un folto gruppo di simpatizzanti del partito “Italia dei Valori”. Il direttore di Italymedia.it che, nella cittadina balneare è candidato al Comune nella lista che fa capo ad Antonio Di Pietro, in un noto ristorante del posto, gremito al limite della capienza, ha presentato il suo programma ed ha spiegato i motivi della sua candidatura. Una scelta nata sulla consapevolezza di un’affinità ideale con la politica del partito, maturata giorno per giorno, dopo il distacco, come ha spiegato lo stesso De Pierro, dall’orbita dei Verdi, per alcuni motivi interni che però non ha citato. Da quanto appreso dalla voce del cronista romano, noto per le sue battaglie mediatiche nel campo del sociale e in particolar modo dei diritti, soprattutto sulle frequenze di Radioroma, la sua presenza tra le file della locale lista “Italia dei Valori”, non nasce da un proposito di affermazione personale, ma dalla volontà di apportare un contributo di esperienza professionale al partito, che tra l’altro per queste elezioni amministrative 2007 ha schierato una squadra fortemente competitiva, rappresentando praticamente tutte le figure dell’universo sociale. Un gruppo compatto, che fa paura a molti, che pur tra una raffica di tentativi di contrasto, punta dritto alla linea del traguardo finale, con la previsione ottimistica di un altisonante successo svelato dall’atteso verdetto delle urne. A capeggiare la lista è Giovanni Crimaldi, segretario politico di Ladispoli, seguito dal segretario dei giovani Biagio Camicia, ma tra gli altri spiccano il vicesegretario Silvio Leo e l’ingegnere informatico Giacinto Spinillo. Ben rappresentate anche le donne, da Valentina Fanelli, esperta di diritto, a Valentina Ferrara e ancora a Clara De Ruosi.
De Pierro, legato alla corrente capeggiata dal segretario romano Roberto Soldà, si è avvicinato al movimento che ha fondato la sua linea politica sui temi dei valori e della legalità, dopo la posizione assunta da Antonio Di Pietro sull’indulto, quando ha ingaggiato una furiosa battaglia giornalistica contro il provvedimento, che potrebbe sintetizzarsi in quanto scritto all’indirizzo http://www.italymedia.it/editoriale/010.html
Ma per comprendere meglio la linea portata avanti dall’attivissimo e intransigente direttore di Italymedia.it pubblichiamo una sintesi di quanto detto l’altra sera, rimandando per gli approfondimenti generali al sito ufficiale della sua candidatura http://www.italymedia.it/depierroladispoli

Cari amici,
sono qui per comunicarvi i motivi che mi hanno spinto ad accettare la candidatura alla carica di consigliere per il Comune di Ladispoli.
Parto innanzitutto dalla scelta della lista, la cui offerta ho accettato con grande entusiasmo. Quando alcuni mesi or sono si è votata in Parlamento la vergognosa legge sull’indulto, in cui ogni compagine partitica sembrava avere più o meno qualche interesse elettorale, e il partito “Italia dei Valori”, con in testa il suo presidente Antonio Di Pietro, si è opposto immediatamente a tale manovra legislativa che vanificava il lavoro di magistratura e forze dell’ordine e mortificava il concetto di legalità, lanciando un messaggio fortemente negativo al tessuto sociale e abbassando sensibilmente nei profili mentali della gente l’indice di gravità di alcuni reati, io personalmente mi sono subito schierato contro questo grave provvedimento, che va ad inficiare la sicurezza e il concetto stesso di legalità, contenendo tra l’altro elementi paradossali e illogici, scrivendo immediatamente un editoriale sull’argomento, pubblicato tra le pagine di Italymedia.it, il portale di informazione di cui sono direttore, all’indirizzo http://www.italymedia.it/editoriale/010.html
Le affinità ideali col movimento di Antonio Di Pietro, mi hanno avvicinato al gruppo, maturando sempre più la convinzione di avere un alto numero di elementi concettuali in comune, anche dopo aver ascoltato più volte con attenzione gli interventi politici del leader. Il senso di giustizia sociale e l’alto spirito di legalità, elementi che hanno da sempre illuminato e guidato il mio percorso giornalistico, costantemente al servizio della gente e mai delle trame del potere, li ho colti integralmente nei concetti espressi, perfettamente allineati con i miei, e tra l’altro uditi per la prima volta dalla voce di un politico, esplicitati con grande spontaneità e passione oratoria, senza la minima traccia di retorica. Ho trovato tra l’altro un gruppo di altri tempi, dove il protagonismo del singolo non trova spazio e se accenna ad emergere viene subito soffocato, dove la struttura oligo-verticistica è una prerogativa di altri, dove invece lo spirito di gruppo regna sovrano e porta avanti gli ideali verso un successo di affermazione dei principi sostenuti e giammai del singolo elemento.
Un’oasi di sana politica su un proscenio generale di cariatidi incollate agli scranni, in nome di un potere da difendere strenuamente, dove le esigenze del popolo sono relegate ai margini più remoti delle priorità e il tutto è condito da demagogia esasperata e distribuita copiosamente al solo fine di racimolare consensi elettorali.
Giornalisticamente mi sono sempre adoperato, insieme ai miei collaboratori, per denunciare inefficienze, abusi, soprusi, ed ho pensato di contribuire all’affermazione dei principi di giustizia anche tramite un impegno politico.
Nell’arido deserto di valori in cui purtroppo boccheggia la nazione, c’è urgente bisogno di affermare gli stessi con impegno ed abnegazione, da parte di tutti coloro i quali credono che il cambiamento sia realmente possibile e non solo impantanato in sterili speranze di sapore onirico e utopistico.
La scelta di Ladispoli è da ricercare in un antico legame che ho il piacere di avere con la cittadina alle porte di Roma. Si tratta di un legame affettivo, fatto di elementi relazionali amicali con alcuni cittadini, nonché di elementi turistici, nel senso di averla scelta da sempre come meta per le mie sortite fuori porta.
Nel corso degli ultimi anni ho assistito con dispiacere ad una gestione amministrativa sempre piuttosto superficiale e involutiva sul territorio, ma nel corso dell’ultimo mandato la stessa è diventata praticamente inesistente o scriteriata, con un paese, già afflitto da problemi di origine atavica, che è stato stritolato dal degrado e dall’immobilismo totale di chi avrebbe dovuto invece adeguarlo alle esigenze sempre più pressanti dei cittadini.
Si può fare molto, anzi si deve, e questo è un preciso e inderogabile impegno elettorale dell’Italia dei Valori dopo l’ingresso nel consiglio comunale.
Un problema che mi sta particolarmente a cuore è legato al sacrosanto diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Carta Costituzionale, e regolarmente calpestato nelle strutture sanitarie pubbliche del territorio.
È giusto e di rigore adempiere i doveri, ma quando si parla di diritti, vanno rispettati senza indugi e nessuno può e deve permettersi di negarli.
Abbiamo assistito ad una interminabile e dolorosa sequenza di carenze nell’ambito della sanità pubblica, per cui, spesso gli utenti (o pazienti, è proprio il caso di dire) sono stati dirottati dalle impellenti esigenze, verso le strutture private.
Questa è una vergogna che deve finire, insieme all’alto prezzo pagato dai cittadini.
L’impegno su questo terreno è di non fare sconti a nessuno.
Passando all’articolo 4 della Costituzione, che tutela il diritto al lavoro e prevede che lo stato si adoperi affinché questo venga rispettato, abbiamo assistito negli ultimi anni ad un vero e proprio attentato nei confronti di questo precetto costituzionale.
Il baratro di un futuro all’insegna del precariato e dell’incertezza si è sempre più allargato sul percorso professionale e biologico delle nuove generazioni.
A livello locale purtroppo non si può fare molto in questo senso, però perfettamente in linea con quanto sostenuto in campo nazionale dal ministro Di Pietro, mi impegno da un lato a proporre un trattamento privilegiato alle aziende del territorio che garantiranno contratti a tempo indeterminato, regalando quindi una concreta speranza di stabilità futura, e dall’altro una severa penalizzazione delle strutture che continueranno a sostenere la vergogna dei contratti a termine, tanto cari alla Destra per meri fini statistici.
Un altro impegno che richiede un attivazione istituzionale urgente riguarda il piano urbanistico, concepito senza una logica, con un labirinto di sensi unici e divieti di accesso e con le infrastrutture al collasso, soprattutto per quanto concerne la rete idrica e fognaria.
Carattere di urgenza rivestono alcuni provvedimenti in tema di sicurezza, a fronte di una crescita demografica esponenziale e multietnica, fenomeno che insieme a risorse benefiche per la collettività, trascina inevitabilmente con sé elementi delinquenziali e con un rilevante carico potenziale di pericolosità sociale.
Ci sono metodi che risalgono a secoli addietro, che prevedevano il mantenere la gente nell’ignoranza per favorire il sonno delle coscienze. I governi nazionali di Destra hanno incarnato perfettamente questi concetti metodici. A Ladispoli non credo che si...
utente anonimo

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categoria:referendum, femminismo, fecondazione, astensione