venerdì, 21 ottobre 2005

Indimenticabile un'affermazione (in privato) di Guido Carli, appena passato da governatore della Banca d'Italia a presidente di Confindustria: «Noi siamo governativi per definizione, però...». Correva l'anno 1976. Carli, figura amabile, saggia, disincantata e maestra di gattopardismo, affondato nel divano di un salotto dell'hotel Principe&Savoia di Milano, teneva banco, con principale interlocutore Umberto Agnelli, neo-eletto da «indipendente» senatore della Dc. Di una Dicì guidata da Benigno Zaccagnini che a scorno di ogni previsione aveva sconfitto il Pci di Enrico Berlinguer, trionfatore alle precedenti regionali e comunali. Il ragionamento di Guido Carli ruotava attorno al però, congiunzione con valore avversativo. Che significava essere governativi? Molti dei suoi soci, Gianni Agnelli in primis, s'erano convinti che nulla avrebbe fermato il declino democristiano consentendo ai comunisti di entrare nel Governo, sfidando gli Usa, la Nato e quant'altro. Anche Carli aveva dato per scontata la sconfitta, e stava preparando i bagagli per trasferirsi in Tanzania. Lo richiamò in «servizio permanente effettivo», come amava rievocare, Enrico Cuccia, dominus di Mediobanca, «potere forte» in assoluto. Pilastro del Cuccia-pensiero: «Chiunque vinca o perda, Noi dobbiamo continuare!». Sferzante chiamata a raccolta dell'italico capitalismo, di quel poco che ne restava, fra le gambizzazioni delle Brigate Rosse, lo strapotere sindacale, le nazionalizzazioni a catena. L'amarcord si congiunge all'oggi. Sono trapassati i Carli, gli Agnelli e i Cuccia, e con loro tanti esponenti di una generazione che portò l'Italia ad essere la quinta potenza industriale dell'Occidente; sono franati i miti dell'Urss e della Cina dal socialismo reale, la globalizzazione imperversa; eppure l'establishment, all'avvicinarsi delle elezioni, si ritrova alle prese col sempiterno dilemma: chi appoggiare? Un decennio fa, imprenditori e banchieri optarono per il prodismo-dalemismo; e con le privatizzazioni non ebbero di che lagnarsi. E la Banca d'Italia di Antonio Fazio, paladino dell'italianità, mieteva consensi. Piede in due scarpe, al solito. Ci si accorge delle leggi di mercato, ed è il flirt con Berlusconi nel 2001. Silvio, uno di Noi! Sempre quel Noi incombente. Succede quel che sappiamo, e quanti altezzosi nel chiedere, di braccio corto nel concedere e nell'impegnarsi, nell'investire, mutano d'opinione. Il susseguirsi dei crack industriali e finanziari, il venir meno del protezionismo hanno dimostrato che in Italia i Poteri Forti sono, in realtà, con rarissime eccezioni, Poteri Deboli. Il che, tuttavia, non ne intacca la sicumera. Quale politica economica hanno in testa? Innanzitutto conservare le posizioni dominanti, sbarrando la strada a chiunque volesse conquistarsi uno spazio. Quasi non fossero stati, in altre stagioni, della stessa razza. Ed eccoli in gran numero tifare per il prodismo, mettersi in fila alle primarie... Poi, un atroce dubbio: e se quel diavolo di Silvio, che è pur sempre uno di Noi, dovesse farcela? Con la proporzionale, chissà! Mentre infuriano le battaglie sul «Corriere della Sera» e sulle banche, il presidente Montezemolo spariglia le carte, il governatore Fazio s'adegua. Diceva Guido Carli: «Mai ipotecare il futuro». Quasi non vi fosse già sufficiente confusione sotto il cielo piuttosto plumbeo della politica, confindustriali e banchieri si esibiscono in circensi, acrobatiche esibizioni. A garantirsi, chiunque vincerà ad aprile, che Noi si sia pronti con la cambiale. Logora ma sempre valida: privatizzare gli utili, pubblicizzare le perdite; e che a tirare la diligenza siano cavalli neri o bianchi, rossi o bigi che importa? Infatti, di programmi economici non v'è traccia, e a buon motivo: nessuno ha il coraggio di dire a muso duro a industriali e banchieri di parlar meno, di smetterla di complottare, per dedicarsi al loro mestiere. Ma dalle nostre parti, ciò risulta sconveniente: immaginarsi cosa scriverebbero i giornali, cosa direbbero le televisioni. Che, a differenza di ogni altro Paese progredito e democratico, sono «Cosa Loro».

Giancarlo Galli
(Avvenire - 21 Ottobre 2005)

postato da: Faramir alle ore 15:57 | Permalink | commenti
categoria:politica, banche, poteri forti