venerdì, 21 ottobre 2005

Sartori in Spagna spiega che il Papa è “aggressivo” e ci si vuole pappare

Il professor Giovanni Sartori, l’insigne scienziato della politica da noi ribattezzato Sartorius alla latina per la verve scolastica con cui ha sostenuto le tesi di San Tommaso d’Aquino per incitare gli italiani a votare contro la legge sulla fecondazione artificiale nello scorso giugno, con il successo che si conosce, è andato a prendere a Oviedo il meritato premio Principe delle Asturie. In quella bella località, il nostro Sartorius ha detto almeno tre cose riportate dalle agenzie di stampa sulle quali vale la pena di intrattenersi. La prima è che “c’è molta aggressività da parte del nuovo Papa, che si intromette parecchio nella politica italiana e dice come si deve votare, cosa che la Chiesa ha sempre fatto, ma adesso in forma assai più aperta”. La seconda è che “la Chiesa cattolica, nel corso dei secoli, non è stato un monumento di libertà e di civilizzazione e le attuali società liberali e democratiche non sono il risultato della dottrina e della esperienza della Chiesa, bensì del mondo laico, che respinse la sua intromissione e separò le sfere di Cesare e di Dio”. La terza è che “l’Italia ha la disgrazia di avere il Vaticano in casa”, e che si sta producendo una “reconquista” confessionale perché “la politica tende a cedere terreno davanti alla Chiesa”.
Al momento non ricordiamo chi mai abbia detto che occorre dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Ma ieri nel Foglio Sergio Soave riportava in un breve intervento sulla laicità questa citazione dal celebre libro di Toqueville, anche lui scienziato della politica, anche lui liberale meritevole di eventuali premi, sulla democrazia in America (1840): “Le religioni devono saper delimitare la propria sfera d’azione. Maometto, ad esempio, ha fatto discendere dal cielo e ha messo nel Corano non solo dottrine religiose, ma anche massime politiche, leggi civili e penali e teorie scientifiche. Il Vangelo, invece, parla solo dei rapporti degli uomini con Dio e fra di loro. Questa sola, fra mille ragioni, basterebbe a mostrare che la prima di queste religioni non potrà dominare a lungo in tempi di civiltà e di democrazia”. Toqueville dunque ci esenta da ogni risposta al professore nostro beniamino. Bastano poche frettolose glosse al maestro dell’Ottocento liberale, per replicare terra terra a quello di Oviedo. L’aggressività del Papa è da dimostrare. Qui si vide l’aggressività laicista, con la bocciatura del commissario europeo cattolico in quanto cattolico e con l’appello al popolo per cancellare una legge del Parlamento in nome di idee mortifere per sterminate legioni di embrioni umani e per il nostro senso laico della vita. La Chiesa cattolica è stata molto oscurantista nel corso dei secoli, qui non ci piove, soprattutto se il giudizio è espresso con il metro di oggi. Ma Nerone, Attila, Carlo Magno, Enrico IV, Castruccio Castracani, Lodovico il Moro, vari Luigi, un Saint Just, uno Hitler e uno Stalin non è che abbiano scherzato. Il monumento alla libertà e alla civiltà lo hanno costruito in molti, a fatica, e sono in pochi oggi a difenderlo. E’ un monumento ancora incompiuto, il cui cemento è impastato di ebraismo, di cristianesimo e di umanesimo ateo. Assai cristiano è poi il concetto di “persona”: se la reconquista dovesse fare perno su quel concetto, come pare, viva la reconquista.

postato da: Faramir alle ore 13:28 | Permalink | commenti
categoria:laicismo, persona, chiesa cattolica, laicitĂ